ITALO LUPI



Italo lupi

Nato a Cagliari nel 1934, si è laureato architetto al Politecnico di Milano.

Si dedica all'architettura degli allestimenti, a progetti coordinati di graphic design, a spazi espositivi, e di grafica editoriale.
Progetta immagini, comunicazione, segnaletica e disegna allestimenti temporanei e spazi museali.

Diviene protagonista immediatamente successivo alla stagione d’oro della scuola milanese del design, contribuendo al rinnovamento dei linguaggi dell’international style e attraversando le tendenze più spregiudicate del contemporaneo, senza però mai cedere alle mode.

Membro italiano dell’AGI (Alliance Graphique Internationale), socio onorario dell’Art Directors Club di Milano, è stato insignito a Londra del titolo di HonRDI (Honorary Royal Designer for Industry):

Inizia una collaborazione con Pier Giacomo Castiglioni, è stato consulente grafico per i grandi magazzini "La Rinascente", della "IBM Italia", della Triennale di Milano, è stato artdirector di Domus e, dal 1992 al 2007, direttore responsabile e art director della rivista "Abitare".



Italo lupi


Ha disegnato la grafica di grandi mostre e Musei, in proficua collaborazione con le architetture di: Mario Bellini (Palazzo Grassi, Stupinigi, Triennale di Milano, Museo della Storia di Bologna), Achille Castiglioni (padiglioni RAI e Bticino, Pitti immagine, XVII Triennale, Museo Correr a Venezia), Guido Canali (mostra del'700 nel Palazzo della Pilotta a Parma). Con Migliore e Servetto ha progettato il Look of the City di Torino per le Olimpiadi 2006 e per le Celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia, sintetizzate dalla grande installazione luminosa sulla Mole Antonelliana.


Ha progettato grafica e segnaletica per grandi mostre di Palazzo Grassi a Venezia e a Stupinigi, per le Scuderie Papali al Quirinale a Roma, per la Pinacoteca Nazionale di Parma. E’ incaricato del progetto d’immagine del nuovo Museo di Arte Contemporanea a Milano (Museo del Presente).
Con Achille Castiglioni ha progettato l’allestimento generale della XVI Triennale di Milano e la mostra “Venezia e la sua laguna” al Museo Correr.
Per l’architetto Achille Castiglioni ha ideato la grafica dei grandi allestimenti Bticino alla Fiera di Milano e le mostre culturali “Il motore della moda” e “Volare” alla Stazione Leopolda di Firenze per Pitti Immagine.
Ha curato la parte grafica della mostra “Krizia” al Museo d’arte moderna di Tokio.
Ha integralmente progettato (sia grafica che architettura) lo spazio dell’Italia alla XIV Triennale di Milano, la mostra “Milton Glaser su Piero della Francesca” ad Arezzo, la mostra “Imprimatur” e “Milano, la città borghese” all’Arengario, la mostra “Nanni Strada, abitare l’abito” alla Triennale di Milano, le mostre del Compasso d’Oro al Castello Sforzesco e al Palazzo Reale di Milano, le mostre “Supermarket of Style” e “Latin Lover, a sud della passione” alla Stazione Leopolda di Firenze per Pitti Immagine, la parte introduttiva di “Anteprima Bovisa” sempre alla Triennale di Milano e la mostra “Parri, la coscienza della democrazia” alla Rotonda della Besana.
Per Europalia/Triennale di Milano ha realizzato l’allestimento della grande mostra “Maestri del Design Italiano” al Museo del Grand Hornu a Mons in Belgio.


Italo lupi



PREMI E MOSTRE PERSONALI:
Ha ricevuto premi e menzioni d’onore:
dell’Art Directors Club di Milano
del Typodomus di Praga,
della XIII Biennale di Brno,
della Poster Biennale di Lahti,
dell’American Illustrator, dell’Illustration Annual.
medaglia di Bronzo dell'International Design Award di Los Angeles 2012
German Design Award 2011,
primo premio Penn Club/Fedrigoni
È Honorable Royal Designer a Londra
è membro AGI (Alliance Graphique Internationale), è nella Hall of Fame dell'Art Directors Club Italia
Ha avuto inoltre il premio Compasso d’Oro 1998 per il Graphic Design,
il premio Pen Club/Fedrigoni per la miglior grafica editoriale 2001.

Si sono tenute mostre sul suo lavoro a New York, Tokio, Osaka, Grenoble, Echirolles.
, .
I LIBRI
2013 Autobiografia grafica                                                                    
1989 I tre cardini della vita (Prisma)                                                     
1900 Vuoto x pieno                                                                               
1900 Ritratti e parole di Andrea Ventura (Abitare Segesta cataloghi)  
1900 Latin lover. The passionate south. Ediz. inglese


Italo lupi

                           
INTERVISTA

d: vuol fare un resoconto della sua esperienza con le riviste domus e abitare?

r: direi che io ho avuto una fortuna, quella di lavorare in due riviste che sono abbastanza sintomatiche di due modi omologhi, ma molto differenti, di affrontare i problemi che riguardano sia l'architettura che il design.
ho fatto una lunga esperienza in abitare dal '75 - credo - all'86. perciò circa 10 anni di lavoro in redazione di una rivista che si occupava prevalentemente di arredamento e di design e poco di architettura, allora.
poi, sono passato a domus dove sono stato per sei anni con la direzione di mario bellini e sono tornato nel '92 ad abitare.

d: quali le differenze e i modi di affrontare i problemi che riguardano la comunicazione di architettura e design nelle due riviste?

r: direi che io sono arrivato a domus, dopo che c'era stato il grande periodo di sandro mendini, che aveva impaginato e rinnovato la rivista, rispetto ai canoni precedenti di cesare casati e, soprattutto, di gio' ponti, e mi sono trovato nelle condizioni di dovere modificare radicalmente l'impaginazione di domus che rimane - mi pare - ancora oggi abbastanza vicina al progetto che avevo fatto allora.
nel '92, quando sono tornato ad abitare, anche qui il problema era quello di dare un’impostazione e un taglio nuovo nella grafica e nel modo di comunicare della rivista.
domus ha un target molto preciso. si rivolge prevalentemente agli architetti o a chi si occupa d’arte e di design.
abitare è una rivista con una diffusione maggiore e, soprattutto, con uno spettro molto differente di lettori. lettori che vanno da un pubblico generico a quello degli specialisti, con uno spostamento che c'è stato in questi ultimi anni verso una più specifica scelta di lettori nel campo degli specialisti di architettura e design. da qui discende una difficoltà maggiore da parte di abitare di comunicare, perché il tono che si deve tenere, sia nello scritto che nell'impaginazione e nella scelta degli argomenti, è una scelta che deve tener conto di uno spettro più ampio di interessi e di una differenza veramente forte culturalmente tra i vari lettori che si avvicinano ad abitare.
(…)
direi che è quasi ovvio sostenere che il rapporto tra contenuto e forma della rivista è, come in tutte le cose, un fatto, appunto, ovvio, sostanziale. tanto è vero che, a mio modo di vedere, questa cosa è confermata molto dal modo come si fanno oggi certe riviste che, avendo poco da dire, si rivolgono, si valgono di una grafica che è più pensata dal computer che dalla mente della persona che dovrebbe a questo dedicarsi.
il contenuto? è ovvio che la capacità di un grafico è quella di riuscire a capire a chi si rivolge e che cosa deve dire.
una capacità di adeguarsi ai mezzi tecnici, che negli ultimi anni sono stati forniti, ma nello stesso tempo la capacità di non perdere nulla di quella che deve essere la chiarezza di comunicazione e il servizio, che tu, grafico, e tu, direttore di una rivista, devi offrire al lettore, non deve cambiare per nulla.
ci sono state storicamente riviste che hanno segnato delle modifiche fortissime nel modo d’impaginare, nel modo di porgere l'informazione in questi settori. se penso alla casabella degli anni di rogers, in cui gae aulenti impaginava - ed è strano dirlo, ma era lei l'impaginatrice della rivista - e alla casabella di vittorio gregotti, le differenze sono molto forti e sostanziali.
la capacità di servirsi di testi molto brevi e di immagini molto grandi che c'era nella rivista di rogers casabella continuità, e quella, invece, più elegante forse, ma più spezzettata e con una prevalenza di testi sulle immagini, della casabella di vittorio gregotti, sono abbastanza paradigmatiche di situazioni molto differenti, pur trattando argomenti molto simili. molto simili? gli stessi argomenti, perché casabella non ha cambiato, poi, gli argomenti di cui si occupa.
e così una rivista d'avanguardia, qual era la rivista che mendini faceva quando era direttore di domus, e una rivista che invece, mutate le situazioni politiche e le situazioni sociali, tornava un poco all'ordine, con un’attenzione maggiore all'architettura da parte del direttore, che era allora mario bellini, imponevano un differente modo, anche formale della rivista, di impaginare la rivista.

d: che cosa succede oggi?

r: oggi succede che, in una facilità enorme di utilizzo di mezzi tecnici nuovissimi, si perda spesso un pochino l'obiettivo che deve essere quello della chiarezza e della capacità di gerarchia delle notizie che si devono dare e nelle illustrazioni che devono essere fornite. perché la gerarchia, che uno deve riuscire a capire immediatamente, è una gerarchia che parte da una sintesi estrema, rispetto alla massa d’illustrazioni che ti arrivano sul tavolo e la massa di notizie che tu devi dare.
(…)
una delle caratteristiche della rivista che mi piace impaginare, mi piace molto dirigere, cioè abitare, è quella che gli argomenti sono molto vari. ci sono argomenti specifici e argomenti che sono tangenti alle materie principali, che sono l'architettura degli interni, il design e l'architettura. trattiamo argomenti come il cinema, il teatro, la letteratura quando serve, quando questi argomenti servono a meglio specificare, a meglio capire dei problemi, che riguardano poi, alla fine, tutti i progettisti.
da qui discende la necessità di rendere la rivista molto variata, perché gli argomenti stessi richiedono trattamenti differenti, ma all'interno di - come dire? - una certa rotondità di progetto, una specie di regia generale della rivista che permette di essere molto differente, a seconda degli argomenti che si trattano e, soprattutto, avere una capacità di trattare, ingrandendo alcune cose in alcuni articoli, rimpicciolendole in altri, dando delle dimensioni differenti alle immagini di cui possiamo servirci e cercando di fare anche quell'operazione, che io ritengo un'operazione culturale basilare per una rivista, che è il repêchage di immagini, che sono immagini che ognuno di noi ha nella memoria e che, riutilizzate oggi, possono servire a sottolineare cose che noi vogliamo dire in questa varietà di argomenti.
(…)
c'è sicuramente un ruolo, che io definirei, se la parola mi è concessa perché è un po’ forte, ‘etico’ della rivista; e il ruolo etico della rivista è quello di fornire ai lettori la capacità di capire i problemi che la rivista tratta.
cioè io ritengo che definire la rivista una rivista di servizio non sia giusto e che, però, lo sforzo è quello di fornire ai lettori capacità di comprensione di una realtà complessa, come quella di oggi.

d: la sua esperienza con la triennale?

r: ci sono dei momenti nella vita di una persona, evidentemente, che sono dei momenti molto emozionanti. e sono dei momenti che faccio proprio coincidere, nella mia esperienza pre-professionale, con le prime triennali che mi è capitato di vedere nella metà degli anni cinquanta. anni cinquanta in cui io, per esempio, ero stato molto colpito, arrivando a milano da una piccola città di provincia come pavia, dalle vetrine di motta, dove erberto carboni esercitava una sua profondissima conoscenza della comunicazione, allestendo vetrine di vago sapore surreale e vagamente munariano.
poi ci sono state le prime triennali che io ho visitato con le straordinarie esperienze dei fratelli castiglioni, achille e pier giacomo, che lì esercitavano prove straordinarie non distanti da quelle che, negli stessi periodi, mettevano in atto nei padiglioni della rai e della montecatini alla fiera di milano. sono state secondo me influentissime sulla mia formazione, proprio per la carica emozionale che riuscivano a dare.
in un mondo milanese dove l'architettura era un'architettura ancora molto legata a una tradizione, anche nobile, ma sicuramente tradizionale, questa concezione spaziale che soprattutto i fratelli castiglioni avevano nel modo di allestire le sale della triennale è stata un'esperienza straordinaria. poi, avere la possibilità di vedere per la prima volta cose di zanuso, di albini e quello straordinario episodio che è stato il labirinto della triennale al parco, fatto da rogers con le decorazioni di artisti, sono state esperienze che credo mi abbiano segnato profondamente e che mi abbiano poi dato, non dico la capacità, ma sicuramente la identica commozione nel momento in cui mi è stato offerta, molti anni dopo, inizio anni ottanta, l'art direction della triennale xvi, mi pare. una triennale molto sofferta perché era una triennale della ricostruzione.
(…)
l'esperienza che poi, negli anni ottanta, ho fatto diventando art director della triennale è stata un'esperienza che spero abbia tenuto conto delle emozioni che quelle prime triennali mi avevano dato.
la mia esperienza è stata all'inizio un'esperienza di comunicatore, nel senso che facevo manifesti, dépliant, opuscoli e mi occupavo di tutta la parte delle comunicazioni della triennale, per diventare poi anche un'esperienza di progettazione di allestimenti della triennale. questi in collaborazione con achille castiglioni.
la xvii triennale aveva un generale allestimento fatto tutto da achille castiglioni, da paolo ferrari e da me. e questo è stato l'inizio, anche, di una collaborazione che ritengo molto fattiva e sicuramente molto arricchente per me.
oggi, l'attività di progettazione di spazi d’allestimento è una delle mie attività più amate e preferite e credo che mi dia poi anche degli argomenti da poter portare nella rivista come esperienza e meditazione su un tipo di cultura, in cui l'italia è stata sicuramente maestra.
(…)
c'è sicuramente una differenza. c'è una differenza tra gli anni ottanta e quelli di oggi, in cui evidentemente c'è un pubblico molto più smaliziato; c'è un pubblico che vede tutti i giorni la televisione in modo più intenso. una televisione più moderna di quella che vedeva agli inizi degli anni ottanta. per cui l'adeguamento di alcuni mezzi di comunicazione è straordinario, però devo dire che, come in tutte le cose, i fatti fondamentali, i dati fondamentali del progetto non cambiano e sono legati all'intelligenza e alla capacità di cogliere gli aspetti più importanti di quello che uno vuole comunicare.
credo che, malgrado tutto, ci siano delle differenze. rimane il fatto che noi in questo tempo diamo molto. noi italiani, voglio dire.
(…)
credo che fare una rivista di architettura, avendo a fianco un architetto di cui si pubblicano i progetti, sarebbe la cosa peggiore; perché i peggiori clienti (fra virgolette) di una rivista di architettura sono gli architetti, nel senso che non hanno mai la capacità di essere sintetici sul lavoro che fanno. mentre la forza di una rivista è quella di capire quali sono le immagini di estrema sintesi che si devono offrire.
ecco, questa cosa con castiglioni non si porrebbe perché castiglioni sarebbe un ideale collaboratore anche in questo, nel senso che la sua capacità di scarnificare i problemi, ridurli all'osso e al nocciolo principale per poterli esprimere, poi, con una grandissima forza di comunicazione sia la straordinaria forza di questo straordinario architetto.
(…)
rispetto alla funzione così propulsiva, appunto, e così anche fondativa di alcune discipline che c'era nelle riviste degli anni trenta, negli anni cinquanta e, poi, fino agli anni sessanta sicuramente, oggi la situazione è mutata; è differente. non ci sono riviste così schierate su fronti opposti e c'è quello che si verifica anche in altre situazioni sociopolitiche della nazione, in cui si sono un po’ amalgamate certe posizioni.
il lettore d’oggi è un lettore, forse, più disattento in un primo momento; ma, poi, malgrado tutto, vedo che alla fine, quando uno poi deve progettare, il riferimento lo fa veramente con la rivista stampata, sulla rivista cartacea. la concorrenza oggi è molto più forte. ci sono il triplo, credo, di riviste di quante non ce ne fossero negli anni trenta o, addirittura, negli anni cinquanta. perciò è difficile riuscire a fare oggi una rivista come si faceva negli anni cinquanta.
io ritengo, poi, che la funzione di una rivista come abitare sia quella di documentare, sì, l'eccellenza dei progetti, ma anche documentare delle cose più quotidiane che la gente normale si trova a dover discutere, delle quali i
giornali parlano senza mai dare informazioni che siano non dico esaurienti, ma semplicemente corrette. allora tu devi fornire alla gente materiale su cui ragionare e reagire, perché poi sono la sostanza delle cose che la gente vive tutti i giorni.
noi, per esempio, ci siamo occupati con un supplemento della scala due, o scala duemila, proposta da gregotti nella bicocca, non perché noi avessimo sposato in toto quel progetto, ma perché ci sembrava utile. se ne parlava da mesi; nessuno aveva visto il progetto; nessuno era in grado di giudicare o capire che cosa questo progetto poteva significare per la cultura della città, allora fornire una prova, una testimonianza ci è sembrato un atto di onestà.
così parecchi altri esempi.
le citazioni abbastanza frequenti che abitare fa, a differenza delle altre riviste, della situazione milanese che non è certamente in questo momento, dal punto di vista dell'architettura, una situazione ricca è, però, una testimonianza di attenzione verso un problema sociale che interessa tutti i cittadini.

d: cosa pensa del futuro del design?

r: direi che se la domanda è come dovrei occuparmi sulla rivista del futuro direi che la cosa più intelligente da fare sarebbe quella di tenere conto delle esperienze dei più anziani tra i designer e dei più giovani. forse, salterei le generazioni di mezzo perché mi pare che non contengano gli stimoli per poter capire quello che sarà il futuro.

d: può raccontare qualcosa su come si fa la rivista?

r: la rivista si fa tutta ormai in elettronica, con il computer. ha però una preparazione che è ancora quella assolutamente tradizionale, nel senso che io faccio un menabò come art director della rivista, che prevede il disegno di ogni pagina. un disegno molto schematico e molto semplice, ma che parte da una selezione di centinaia di fotografie per arrivare a scegliere quelle poche che poi serviranno per il numero e, con molta pazienza e con una certa velocità, viene tracciato quello che si chiama menabò, o timone, che tiene conto dell'impostazione generale della rivista, ma che, per singole pagine, dà la posizione delle fotografie, dei disegni al tratto, che a me piace molto mettere grandi nelle pagine perché tolgono un po’ di quella rigidità che la fotografia spesso dà, e vengono indicate le posizioni delle scritte.
tutto questo poi viene naturalmente verificato di fronte al computer, che io, ahimé - confesso questo stupido snobismo - non so utilizzare direttamente. ma ponendomi a fianco delle ragazze che hanno la manovrabilità del computer, riesco a correggere le cose che ho schizzato, in una prima ipotesi, in modo tradizionale.

1963 Italo Lupi marchio per per catalogo e mostra a Palazzo Reale a, Milano il progetto della mostra è di Achille e PierGiacomo Castiglioni, Luciano Dominioni, Max Huber
 
1968 Italo Lupi marchio per i Fratelli Bonacina una azienda produttice di mobili diesign
 
1979 Italo Lupi marchio per il parco Lombardo delle Groane
 

1979 talo Lupi marchio per la Cherry Terrace uno shoroom di attrezzature per la cucina a Sakrako Ide a Tokyo

 
1968 talo Lupi e Alberto Marangoni marchio per la XVII Triennale di Milano
       

1981 talo Lupi e Mirella Clemenchic marchio per Fioruci

 

1981 talo Lupi marchio per il Museo Poldi Pezzoli di Milano, il redisegno dela Madona del Pollaiuolo è l'opera d'arte simbolo del museo

 

1981 Italo Lupi marchio per la XVIII Triennale di Milano

 

1985 Italo Lupi marchio per la casa discografica "Compagnia Generale del Diisco" comissionato da Franco Crepax e Caterina Caselli

 
1988 Italo Lupi marchio per una collezione di mobili per Giorgetti Mobili una azienda produttice di mobili di Meda Milano
       

1991 Italo Lupi marchio per la Domus Accademy una scula di design e moda a Milano

 

1992 Italo Lupi marchio per la Mastrangelo una zienda specializzata nella riedizione di mobili del '900

 

1992 Italo Lupi marchio per il Tokyo Design Center ospitato a Tokyo nel palazo progettato da Mario Bellini

 

1993 Italo Lupi marchi imercambiabili nelle varie comunicazioni per l'Istituto Italiano di Cultura a Parigi

 

1993 Italo Lupi marchio per Miu Miu un linea cadetta di Prada

       

1994 Italo Lupi marchio la Festa dell Repubblica per la regione Toscana

 

1994 Italo Lupi marchio e testata dela rivista CONTRETEMPS Rivista di filosofia e arte

 

1996 Italo Lupi proposta di marchio per il Convegno del Parlamento Europeo dedicato alle lingue parlate nella Comunità Europa a Firenze

 

1996 Italo Lupi marchio per l' eosizione sulla Laguna di Venezia

 

1998 Italo Lupi proposta non accettata di marchio per l' ENEL ( Ente Nazionale di Energia Elettrica)

       

2000 Italo Lupi proposta di marchio per gli spazi epositivi delle Scuderien del Quirinale a Roma

 

2004 Italo Lupi marchio per Fisch & Ships

 

2005 Italo Lupi marchio per l'esposizione "vuoto x pieno" mostra sulla architettura contemporanea italiana

 

2006 Italo Lupi proposta di marchio per l'esposizuione della Sacra Sindone per il omune di Torino

 

2006 Italo Lupi proposta non acettata di un marchio per le Olimpiadi Invernali di Torino

       

2007Italo Lupi marchio per 100 anni di Bruno Munari per i festeggiamenti del centenario

 

2009 Italo Lupi marchio ed immagine coordinata per i Festival dei Saperi tenutosi a Pavia

 

2009 Italo Lupi marchio per l'esposizione Magnificenza e Progetto per una mostra che ubiva oggetti storici ed attuali tenutasi a Palazo Reale di Milano

 

2011 Italo Lupi marchio per il Fyderyk Chopin Muzeum di Varsavia

 

2000 Italo Lupi marchio ed immagine coordinata per l' Agenzia del Giubileo per il Comune di Roma

       
1970 Italo Lupi manifesto per il 7° congresso mondiale di sociologia tenutosi Varna in Bulgaria  

1974 Italo Lupi manifesto in difesa del referendum per il divorzio realizzato dal "collettivo per il NO" composto da(Irene Bigurardi, Emilio Renzi, Vittore Vezzoli, Italo Lupi campagna promossa dal Partito Socialista

 

1974 Italo Lupi manifesto in difesa del referendum per il divorzio realizzato dal "collettivo per il NO" composto da(Irene Bigurardi, Emilio Renzi, Vittore Vezzoli, Italo Lupi campagna promossa dal Partito Socialista

 

1974 Italo Lupi manifesto in difesa del referendum per il divorzio realizzato dal "collettivo per il NO" composto da(Irene Bigurardi, Emilio Renzi, Vittore Vezzoli, Italo Lupi campagna promossa dal Partito Socialista

 

1974 Italo Lupi manifesto in difesa del referendum per il divorzio realizzato dal "collettivo per il NO" composto da(Irene Bigurardi, Emilio Renzi, Vittore Vezzoli, Italo Lupi campagna promossa dal Partito Socialista

       
1974 Italo Lupi manifesto per il 8° congresso mondiale di sociologia tenutosi Toronto in Canada  

1974 Italo Lupi manifesto per per la metopolitana di Milano per il lancio della nuova linea editoriale della rivista di architettura e arredamento "Abitare"

 

1974 Italo Lupi manifesto per per la metopolitana di Milano per il lancio della nuova linea editoriale della rivista di architettura e arredamento "Abitare" ambientato nella metropolitana

 

1976 Italo Lupi serie di manifesti per la ricorrenza del 25 aprile per il Partito Socialista

 

1976 Italo Lupi manifesto per le elezioni politiche per il Partito Socialista

       

1977 Italo Lupi manifesto per lla conferenza aziendale della AEM (Azienda Elettrica Milanese)

 

1978 Italo Lupi manifesto per la campagna di tesseramento del Partito Socialista

 

1979 Italo Lupi manifesto per la candidatura di jri Pelikan per le elezioni europee per il Partito Socialista

 

1979 Italo Lupi manifesto per la XVI Triennale di Milano

 

1979 Italo Lupi manifesto per la mostra "geografia del cinema" per la XVI Triennale di Milano

       

1979 Italo Lupi manifesto per la mostra sullo "Studio Boggeri" per la XVI Triennale di Milano

 

1979 Italo Lupi manifesto per la mostra sullo "progetti della città,quadro produttivo delle facoltà di architettura italiana" per la XVI Triennale di Milano

 

1979 Italo Lupi manifesto per la mostra su "Giuseppe Finetti, progetti per Milano di un architetto europeo" per la XVI Triennale di Milano

 

1979 Italo Lupi manifesto per la mostra su "architettura moderna impegno civile" per la XVI Triennale di Milano

 

1979 Italo Lupi manifesto per la proizione di un film perr la XVI Triennale di Milano

       

1979 Italo Lupi manifesto per la mostra su "lo spazio scenografico della TV italiana" per la XVI Triennale di Milano

 

1979 Italo Lupi manifesto per lla sesione "museo in progres" per la XVI Triennale di Milano

 

1983 Italo Lupi manifesto per la mostra su "il progetto domestico" per la XVII Triennale di Milano

 

1983 Italo Lupi manifesto per la mostra su "le ciià immaginate, un viaggio in Italia non è progetti per sole città" per la XVII Triennale di Milano

 

1983 Italo Lupi manifesto per la mostra su "Luciano Baldessari" per la XVII Triennale di Milano

       

1983 Italo Lupi manifesto per la mostra su "joe Ponti, la Torre del Parco altri esagoni Metamorfosi di un cristallo" per la XVII Triennale di Milano

 

1983 Italo Lupi manifesto per la mostra su "il luogo del lavoro" per la XVII Triennale di Milano

 

1983 Italo Lupi manifesto per la mostra su "il luogo del lavoro" per la XVII Triennale di Milano

 

1983 Italo Lupi manifesto per la mostra su "il luogo del lavoro" per la XVII Triennale di Milano

 

1983 Italo Lupi manifesto per la mostra su "il luogo del lavoro" per la XVII Triennale di Milano

       

1983 Italo Lupi manifesto per la mostra su "AngioloMazzoni, architetto 1894-1979" per la XVII Triennale di Milano

 

1983 Italo Lupi manifesto per la mostra su "le città del mondo e il futuro delle metropoli" per la XVII Triennale di Milano

 

1983 Italo Lupi manifesto per la mostra su "le città del mondo e il futuro delle metropoli" per la XVII Triennale di Milano

 

1983 Italo Lupi manifesto per la mostra su "le città del mondo e il futuro delle metropoli" per la XVII Triennale di Milano

 

1986 Italo Lupi manifesto per lla rivista di architettura "domus"

       

1986 Italo Lupi manifesto per lla rivista di architettura "domus"

 

1986 Italo Lupi manifest ocentrale per una serie affissa nelle stazioni della metroplitana di Milano per la rivista di architettura e design"domus", si tratta di manifesti "attivi", posizionati a livello dei treni. Potevano essere completati dai viaggiatori in attesa

 

1986 Italo Lupi manifesti affissi nelle stazioni della metroplitana di Milano per la rivista di architettura e design"domus", si tratta di manifesti "attivi", posizionati a livello dei treni. Potevano essere completati dai viaggiatori in attesa

 

1988 Italo Lupi manifesto per la rivista intrenazionale di architettura e design"domus", i manifesti costituiscono una serie sui vari temi trattati dalla rivista "domus svela il design"

 

1988 Italo Lupi manifesto per la rivista intrenazionale di architettura e design"domus", i manifesti costituiscono una serie sui vari temi trattati dalla rivista "domus l'architettura rivelata"

       

1988 Italo Lupi manifesto per la rivista intrenazionale di architettura e design"domus", i manifesti costituiscono una serie sui vari temi trattati dalla rivista "domus svela l' architettura"

 

1988 Italo Lupi manifesto per la rivista intrenazionale di architettura e design"domus", i manifesti costituiscono una serie sui vari temi trattati dalla rivista "domus il design rivelato"

 

1988 Italo Lupi manifesto per la convention di Creta della IBM per la IBM Italia

 

1988 Italo Lupi manifesto per la mostra "moda Italia" organizzata da Domus Academy a New York

 

1989 Italo Lupi manifesto per la convention di Creta della IBM per la IBM Italia

                 
                 
                 

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